Belle, affascinanti, eleganti, celebrate da pittori e cantate dal padre della lingua italiana, oppure, invereconde perfide e lussuriose come le bollò con satanica rabbia fra’ Giacomo Savonarola, nelle “Prediche sopra la verità del mondo”. Cominciamo col dire che il frate non era sereno, l’inesausto quanto sfortunato amore per una donna Strozzi, lo aveva votato al saio e, dunque, il suo è solo un pregiudizio che non può travalicare i secoli e riverberarsi sulle spigliate e disinvolte donne dei nostri giorni. Ma quale è il territorio d’indagine per cogliere il tratto delle donne in una regione che, secondo noi, si definisce soltanto al femminile. “Le toscane e di queste le fiorentine son di molto carine”, così e non senza ironia, definisce le sue concittadine una giovane imprenditrice che trasforma “pezze” in abiti di lusso, e perciò fra le donne ci sta da maestra e da diversi anni. E bravina in questo senso era Bianca Capello, donna amata ed esecrata, leggiadra e accorta, affascinante a tal punto da incantare Francesco dei Medici, figlio di Cosimo I, l’uomo che si riteneva avveduto e, che invece morta la moglie Giovanna d’Austria, porta Bianca all’altare con “grave pubblico scandalo”. Il Granduca di Toscana, si diceva, ha sposato una gran “dama”, là dove dama fa assonanza con altra parola che non si pronuncia, ma che ben si sottintende. Come si da per scontato che Bianca fosse, non una gran dama, ma una grande "civetta" non è a caso che a lei si attribuisce l'invenzione della biancheria intima per signora e, dunque, l’impianto della moda a Firenze. Dicono che nell’era delle pari opportunità, la monarchia dell’uomo sia tramontata in Toscana, secondo noi, non si è mai impiantata. Discrete composte, sempre un punto sotto il loro animo e la loro visione del mondo, e la loro visione del mondo, agli uomini e alla gestione della cosa pubblica, quando il loro potere accorto e assiduo è stato messo in discussione, gli uomini sono andati allo sbaraglio e la regione ne ha scapitato. L’ultimo dei Medici, sempre secondo noi, non fu l’inetto e infrollito Giangastone, ma sua sorella, peccato che non potesse ottenere l’investitura granducale. Oggi invece che ogni antica limitazione appare insensata, sono le donne, forse solo le celebrate donne fiorentine, a dare un carattere moderno e operoso all’imprenditoria della Toscana, immobile tra gloriose memorie.
Chiusi 20.09.2008 RENATO NENCI